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CHE COSA E’ BIOARCHITETTURA


Bioarchitettura
Bioarchitettura

Sono  sempre  più  diffusi  i  termini  ecologia,  sostenibilità, ambiente,  legati  al  costruire  e  quindi  a  bioarchitettura, bioedilizia,  bioclimatica,  costruire  verde  (green  architecture  o green  building)  ecc.  Si  tratta  di  termini  spesso  considerati equivalenti,  ma  che  in  realtà  hanno  significati  diversi  e  si riferiscono a vere e proprie scuole di pensiero.  Brevemente  qui  cerchiamo  di  chiarire  cosa  si  intende  per: “architettura bioclimatica”, “architettura ecologica”, “bioedilizia” e “bioarchitettura”, rifacendoci alle parole originali di Ugo Sasso, fondatore dell’Istituto Nazionale di Bioarchitettura.

Architettura Bioclimatica
Il manufatto «climaticamente responsabile» è da sempre nella storia dell’uomo, ma il tema della progettazione  attenta  alle caratteristiche del clima e alla possibilità di sfruttare le fonti naturali di energia, ha ricevuto un notevole impulso nei primi  anni  ‘70,  con  la  prima  crisi  petrolifera  mondiale,  periodo nel quale sono state sperimentate soprattutto le tecnologie solari «attive»  (ad  esempio  collettori  e  pannelli  solari),    in  grado  di
rendere energeticamente autonome le costruzioni. Sebbene  tali  sperimentazioni  non  abbiano  avuto  subito  la diffusione  meritata,  nei  decenni  successivi  è  maturata  una migliore  concezione  solare  «passiva»  dell’edificio  nel  suo complesso  che  oltre  al  corretto  orientamento,  prevede
l’integrazione  nell’edificio  sia  di  componenti  captanti  la radiazione  solare  (ad  esempio  serre  solari,  muri  di  Trombe, ecc.)  sia  di  componenti  destinati  a  conservare  l’energia (masse  di  accumulo  di  calore,  isolamento  termico  maggiorato, ecc.). Oggi  ci  si  orienta  verso  valutazioni  prestazionali, controllo dei parametri climatologici, considerazione dei valori  ambientali,  tecnologie  integrate,  sistemi  di riscaldamento  /  raffrescamento  naturale,  componenti  ibridi per captazione e protezione solare allo stesso tempo, incremento  della  luce  naturale  all’interno  degli  edifici, applicazioni fotovoltaiche in copertura ed in facciata, ecc. Dai  migliori  esempi  internazionali  di  architettura bioclimatica,  si  ricava  un’idea  delle  grandi  potenzialità espressive di cui è capace un’architettura interagente con le  dinamiche  del  clima  e  congruente  con  le  opportunità
offerte dalla collocazione geografica.

Architettura ecologica
Si  tratta  della  definizione  più  diffusa  e  quindi  anche  più generica,  riferita  all’architettura  «ambientalmente responsabile». Dicitura  di  origine  anglosassone,  accoglie  molte  delle problematiche  poste  dall’architettura  bioclimatica,  ma  sposta l’attenzione  in  particolare  sulla  salubrità,
sull’inquinamento  ambientale  e  sulla  scarsità  delle risorse. Alla base di tale visione ci sono studi e ricerche sviluppate fin dagli  anni  ‘70    da  alti  Organismi  internazionali,  in  particolare negli Stati Uniti e in Inghilterra, circa le cause dell’inquinamento interno  degli  edifici,  studi  ai  quali  in  Italia  hanno  contribuito ambiti connessi con la medicina del lavoro.  Più  recentemente,  l’espressione  «architettura  ecologic
tende  ad  essere  sostituita  dall’espressione  «costruzione sostenibile»,  con  più  evidenti  riferimenti  agli  aspetti  socio­ economici posti dalle emergenze ambientali globali.  Volendo  indicare  le  tematiche  più  specifiche dell’architettura  ecologica,  queste  sono  riferibili  a:
inquinamento  indoor,  ricerca  di  materiali  e  soluzioni alternative rispetto a sostanze rivelatesi dannose per la salute  o  per  l’ambiente;  ciclo  di  vita  dei  materiali  e  dei componenti,  riuso  e  riciclaggio  dei  materiali; comportamento  energetico  degli  edifici  e  delle  soluzioni tecnologiche; valutazione  eco­economica delle varie fasi del processo edilizio e del suo impatto sull’ambiente.

Bioedilizia
Termine  utilizzato  soprattutto  per  indicare  materiali, processi  e  metodi  edilizi  rispettosi  della  salute  degli  abitanti,  possibilmente  di  origine  naturale  ed  a  basso impatto ambientale.
Nasce  come  traduzione  del  termine  tedesco  “baubiologie” utilizzato dall’Istituto indipendente di Ricerca fondato nel 1976 a Neubern  (Germania)  a  sostegno  di  un  “costruire  biologico”  che pone alla base della propria filosofia lo studio degli esseri viventi in relazione alle costruzioni e agli ambiti edificati.  Da un punto di vista ideologico al centro c’è l’idea forte che l’involucro edilizio sia assimilabile ad una terza pelle la quale,  insieme  all’uomo,  è  nel  Cosmo  e  con  esso  deve  (per  la salute e la sopravvivenza) mantenersi in equilibrio. A  questa  concezione  contribuiscono  alcuni  studi  ­  poco
riconosciuti  dalla  scienza  ufficiale  ­  circa  il  ruolo  giocato  dalle forze elettromagnetiche naturali presenti nella Terra e nel Cosmo sullo  sviluppo  della  vita,  le  incidenze  del  magnetismo  terrestre sulla salute umana, le relazioni tra salute e abitazioni, gli effetti dei  singoli  materiali  e  sostanze  artificiali  nelle  costruzioni,  la recuperata  attenzione  ad  antichi  criteri  di  lettura  del  territorio mantenutisi  vitali  sino  ad  oggi  quali  la  rabdomanzia  o  il  Feng­ Shui,  complesso  di  indicazioni  le  cui  radici  risalgono  alla  Cina del  3000  A.C.,  e  ancor  oggi  utilizzate  per  “leggere”  i  luoghi destinati alle costruzioni. Il  merito  principale  dell’idea  biologica  è  quello  di  aver spostato  l’indagine  dall’oggetto  costruito  alle  sue
incidenze  sulle  persone  che  lo  abitano,  occupandosi  quindi  delle  condizioni  di  benessere  fisico  ma  anche psichico  delle  persone  in  rapporto  alle  abitazioni  e  ai luoghi  su  cui  queste  sono  edificate  (forze  magnetiche  naturali,  elettrosmog, emissioni nocive, forma e disposizione degli spazi, luce naturale e colori, simboli e significati).
Questa  attenzione  all’edificio  ha  prodotto  una  consistente manualistica di tipo prescrittivo.

Bioarchitettura 
La  creazione  originale  del  termine  Bioarchitettura  risale  al 1987. Acquisiti  i  principali  temi  dell’architettura  ecologica  ed  i
valori  della  bioedilizia,  in  particolare  lo  sforzo  di  riportare l’edificare in un corretto rapporto sia con gli eventi esterni (suolo,
sole,  vento,  acqua,  clima,  flora,  fauna,  paesaggio  naturale)  che con  le  necessità  biologiche,  la  Bioarchitettura  amplia  la  sua
visione al campo storicistico e antropologico. Secondo  la  Bioarchitettura,  per  dare  significato  ad ogni  sommatoria  di  tecnologie  e  materiali  ­
necessariamente  corretti  sotto  il  profilo  della  biocompatibilità  e della ecosostenibilità ­ bisogna collegarla alle tradizioni, ai  codici, ai linguaggi.
In  sostanza  la  Bioarchitettura  propugna  un’architettura più  umana,  che  vede  come  obiettivo  primario  del  progetto  la sua facilità di antropizzazione.  La difficoltà della società attuale nel costruire i luoghi di cui abbiamo assoluto bisogno (caldi, accoglienti, amichevoli, sociali)
viene attribuita non a scarsità di conoscenze, ricchezze, contatti, informazioni  (che  possediamo  in  misura  straordinariamente maggiore  rispetto  a  qualunque  altro  momento  storico)  ma semplicemente  alla  errata  individuazione  degli  obiettivi  e  delle finalità  dell’agire  progettuale.  Nel  perseguire  l’obiettivo  di  una  architettura  più  umana,  la  Bioarchitettura  sostituisce  i  parametri fortemente autoreferenti di forma e funzione,
propri  dell’architettura  moderna,  con  quelli  più relazionali di spazio e tempo, intesi come riferimento ai luoghi e alla storia.
Il sostenere che ogni luogo e ogni situazione richiede attenzione  e  risposte  specifiche  porta  a  escludere soluzioni preconfezionate e ripetibili e quindi a rifiutare manuali  compositivi  e  tipologici  di  tipo  prescrittivo. Tuttavia  l’ecologia,  scienza  della  complessità  e  delle  relazioni, insegna  che  questa  è  l’unica  strada  possibile  affinché l’atto del costruire torni ad essere percepito dalla società non più come temibile fonte di aggressione per l’uomo e per  l’ambiente,  da  cui  difendersi  e  tutelarsi  attraverso  leggi, ordinamenti, disposizioni via via sempre più (inutilmente) fiscali,
bensì  come  alleanza  tra  l’abitante  e  la  sua  abitazione,  momento centrale di relazione tra l’uomo e il mondo.

In questa sezione abbiamo appuntato solo i concetti generali, ogni singolo argomento necessità di grande specializzazione. Se vuoi applicare questi principi ad un tuo edificio noi ti possiamo aiutare, contattaci per una consulenza GRATUITA in studio.

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